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Le 10 tendenze ecommerce 2022

Scritto da Valeria Locatelli | 04/03/22 10.47

Vuoi conoscere le 10 tendenze ecommerce 2022?

I nostri amici di Payplug hanno realizzato un’infografica che mostra alcuni dei fenomeni e strategie più importanti che quest’anno faranno la differenza online.

Te le spieghiamo meglio in questo articolo!

Tra il 2019 e il 2020, il numero di ecommerce è aumentato del 50%.

Tutti negli ultimi due anni hanno capito l’importanza di vendere online: chi già lo faceva si è trovato in una situazione in cui il mercato è stato sommerso di nuovi ecommerce. Questo si traduce in un aumento esponenziale della concorrenza praticamente in ogni settore produttivo già presente online (da cui deriva la necessità di emergere e posizionarsi sul mercato in modo distintivo con un’adeguata strategia) e in nuovi attori di nuovi settori che si sono affacciati sul mercato online.

Quali sono le principali tendenze ecommerce 2022? Una ricerca condotta da Payplug ne ha rilevate 10 che meritano di essere conosciute, quantomeno per capire se può essercene una che il tuo ecommerce dovrebbe considerare per evolvere con il mercato. Ecco le  principali tendenze che devi conoscere per differenziarti, attirare il tuo pubblico e migliorare la tua conversione.

 

 

1. Il Livestream Shopping

Il Livestream shopping è un fenomeno strettamente connesso all'influencer marketing, perchè di fatto coinvolge un video livestream fatto da un influencer per promuovere un prodotto o un servizio. Un sorta di televendite evoluta e attiva, perchè le persone possono coinvolgere in diretta con il personaggio, che può rispondere in tempo reale alle richieste o alle domande dei partecipanti alla diretta.

Questo è uno dei fenomeni che sta avendo maggiore successo da un paio di anni e il 2022 confermerà questa tendenza. Nella strategia di un'azienda che vende online, questa attività può servire per spingere prodotti specifici sul proprio store sfruttando la notorietà dell'influencer coinvolto/a. 

L'utente deve percepire questa live come una sessione di consigli di acquisto, che gli permette di non perdere tempo a navigare l'ecommerce ma vede direttamente quali sono i trend del momento. La fluidità del video, la naturalezza con cui vengono spiegati i prodotti e i risultati veri e non sfalsati ottenuti da loro utilizzo, se presenti, migliorano le possibilità di conversione.

L'influencer non deve essere per forza un personaggio dal milioni di followers, anzi, molto meglio trovare un personaggio noto in una nicchia che è il target di un prodotto o una categoria specifica e che faccia parte della schiera di micro e nano influencer che sono molto influenti nel loro settore.

Rispetto ai canali tradizionali, Payplug ha rilevato che questa strategia è 10 volte più efficace.

 

2. L’inclusive web design

Quando si parla di inclusive design di fa riferimento a un modo di progettare un sito web che tiene conto dei limiti di accessibilità, appunto, di determinate persone. L'obiettivo di una strategia di creazione di un ecommerce che tenga in forte considerazione questo aspetto è di rendere la customer experience soddisfacente per tutti, ognuno con le proprie differenze. 

Tuttavia non si tratta solo di pensare al design perchè il sito possa essere utilizzato da persone con disabilità visive, motorie o cognitive. Certo, fare in modo che venga rimosso ogni ostacolo che potrebbero trovare gli utenti mentre utilizzano il sito è importante, ma bisogna lavorare anche per rendere l'esperienza migliore oltre che accessibile.

Nel 2022 gli ecommerce e i siti web in generale devono rispettare le differenze nelle abilità fisiche, ma, facendo un passo in più, devono anche accogliere tutti senza discriminazioni di genere, razza, lingua o percorso di vita.

Un ecommerce che ha studiato ogni aspetto di accessibilità è un sito che attrae più visite. Integrare l’inclusive web design in un sito web infatti significa andare incontro al 5% della popolazione italiana diversamente abile e al 51% degli utenti Internet over 65

Quest’ultima porzione di popolazione, in particolare, nel 2019 era del 49%, a dimostrazione del fatto che aumentano coloro che hanno bisogno di un sito accessibile per migliorare la propria esperienza di navigazione.

 

3. Il targeting grazie ai first party data

A causa del rafforzamento delle norme relative alla protezione dei dati personali, i browser web stanno gradualmente disattivando i cookie di terze parti. Ma mentre questo accade, i titolari di un ecommerce possono sempre fare affidamento sui first party data, o dati proprietari, raccolti cioè in modo diretto dalla propria clientela. Sono dati affidabili, gratuiti e semplici da raccogliere, tramite interazioni degli utenti sul sito web, mail e sms o CRM dei punti vendita.

Parlo si rivela essere una strategia potenzialmente molto efficace in termini di produttività - considerando che fidelizzare i propri clienti è meno costoso e più redditizio che trovarne di nuovi - e già adottata dal 61% delle aziende.

 

4. Commercio conversazionale con l’AI

Quello che viene definito commercio conversazionale è la vendita di prodotti e servizi che avviene attivando una serie di attività di comunicazione che si basano sull'intelligenza artificiale. Questi strumenti consentono di intrattenere una conversazione personalizzata con i propri clienti via SMS, email, app di messaggistica e chatbot per ecommerce. Entro il 2028 l'utilizzo di queste strategie crescerà del 28% nel mercato globale dell’assistenza virtuale.

Automatizzare le conversazioni sfruttando le potenzialità dell'intelligenza artificiale permette a un ecommerce di comunicare in tempo reale con una clientela che ha sempre più bisogno di risposte in tempi rapidi, risultando ai suoi occhi più efficiente. 

Questo ha conseguenze anche sul rapporto che si instaura tra brand e cliente, che migliora, visto che è possibile dare consigli personalizzati in base alle risposte dell’utente.

 

5. I social sono i nuovi marketplace

Quelli che sono nati come canali di intrattenimento da qualche anno stanno diventando dei marketplace. I social media vengono utilizzati da sempre più giovani nella fascia 16-24 per cercare prodotti e brand, farsi un'idea dell'affidabilità di marca, raccogliere informazioni su prezzi e qualità e così via. 

Non stupisce pertanto che il 33% degli italiani che usano internet usi i social media per trovare una marca e che ben il 53% dei 16-24enni utilizza proprio i social media per trovare un brand. Per questo target fare shopping su Instagram, usare quotidianamente il marketplace di Facebook e cercare l'hashtag #TikTokMadeMeBuyIt non sono un mistero, ma la normalità.

 

6. La voce batte le mani: sempre più voice search e VEO

In Italia nel giro di due anni il voice search, la ricerca cioè mediante comandi vocali, ha acquistato 7 punti percentuali, passando dal 30% del 2019 al 7% del 2021. Il voice search, la ricerca o i comandi vocali vengono usati almeno una volta al mese, anche per fare acquisti online. Le persone chiedono informazioni al dispositivo, questo risponde e la persona naviga l'ecommerce per finalizzare l'acquisto. 

Come comparire nelle ricerche vocali? Bisogna sfruttare il VEO (Voice Engine Optimization), una variante della SEO per ecommerce, che si basa sulla ricerca di parole chiave a coda lunga che corrispondono di fatto al modo di fare una ricerca con la voce (noi facciamo domande più lunghe e strutturate quando chiediamo a Google Home o Alexa).

 

7. Paghiamolo strano: mPOS e Buy Now Pay Later

Il pagamento deve essere inteso dagli ecommerce non solo come un metodo per incassare da una vendita, ma anche e soprattutto come un elemento che migliora l'esperienza utente. Offrire metodi di pagamento che corrispondano realmente alle aspettative del proprio target è un punto di forza, sia online che offline, perchè aumenta la probabilità di realizzare una vendita (e non un carrello abbandonato). 

In negozio basti pensare agli mPOS che riducono la coda in cassa e facilitano il rispetto delle norme sanitarie, mentre online, con la funzionalità Buy Now Pay Later, gli utenti possono pagare a rate ed aumenta pertanto il loro potere di acquisto.

 

8. Protezione e sicurezza con la Cybersecurity

Quello della sicurezza su internet è un tema che anno dopo anno cresce di dimensioni e richiede di volta in volta nuovi aggiornamenti a protezione dei dati che circolano in Rete. La sicurezza, d'altro canto, dovrebbe essere uno degli elementi trainanti la buona progettazione di un ecommerce: adottare metodi di pagamento sicuri, affidabili e fluidi, vuol dire rispondere alla domanda di sistemi di sicurezza più efficaci che proviene dal 63% degli italiani

Questa è la percentuale di coloro che hanno espresso la necessità di pagamenti online più sicuri. Un investimento che non risponde semplicemente ad un cruccio, ma che è soprattutto un'astuta mossa di ottimizzazione del conversion rate, visto che si migliora così la gestione delle carte e diminuisce il tasso di transazioni rifiutate.

 

9. Sostenibilità ambientale

Gli italiani sanno che le vendite online sono aumentate, vengono esposti ogni giorno a una quantità altissima di ecommerce che promettono spedizioni super veloci, qualità altissima, prezzi bassi o sconti imperdibili. Parallelamente cresce la consapevolezza che tutto questo mercato ha un risvolto sull'ambiente non indifferente: cresce così l'attenzione nei confronti dei temi di sostenibilità ambientale e secondo Payplug il 43% degli italiani teme che l'aumento dello shopping online possa minacciare l’ambiente. 

Nel 2022 quindi per rispondere alla domanda di target sempre più attenti a questo aspetto, bisogna offrire prodotti e imballaggi sostenibili, adottando una supply chain altresì sostenibile eliminando gli imballaggi non riciclabili e prestando attenzione ai mezzi di consegna affinchè non causino emissioni ad alto impatto ambientale. Tutto questo è già realtà e la crescita prevista per l’uso di imballaggi ecosostenibili nell’ecommerce entro il 2022 è pari al 50%.

 

10. Omnicanalità

Adesso serve una Customer Experience più fluida e una strategia omnichannel, che strizzi l'occhio cioè a più punti di contatto con la clientela. Omnicanalità però non vuol dire essere presenti su quanti più canali possibili per avere una speranza di incrociare il proprio target ma esserci sui canali giusti (dove il target sappiamo esserci), che vanno integrati nella propria strategia. L’83% delle aziende italiane giudica prioritaria l’omnicanalità, ma meno del 10% l’ha effettivamente implementata.

 

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